Questa Confederazione Sindacale ha preso atto di quanto varato dal Governo nel c.d. “pacchetto
sicurezza” relativamente alle rivolte in carcere introducendo una nuova fattispecie di reato prevista e
sanzionata dall’introduzione dell’art 415 bis C.P.
Un provvedimento che potrebbe essere utile per sanzionare, a certe condizioni, coloro i quali si rendono
responsabili di promuovere rivolte negli Istituti di pena; però il condizionale è d’obbligo perché in passato,
nonostante il Governo ha fatto diventare reato l’introduzione di telefoni in carcere, di questi dispositivi ne
vengono rinvenuti a centinaia negli Istituti penitenziari (solo quelli rinvenuti).
Nelle settimane scorse abbiamo anche preso atto del provvedimento del Dipartimento sui trasferimenti
extra regionali (solo dopo aver provato sistemazioni diversa e applicazione ex art 14 O.P.) dei detenuti
che si sono resi responsabili di fatti gravi nei confronti del personale penitenziario e dei detenuti; ma anche
per questo provvedimento potrebbe (il condizionale è d’obbligo) servire per i detenuti residenti in quella
determinata Regione ma non per le centinaia di extracomunitari a cui non importa dove trascorreranno la
carcerazione.

Occorrono misure urgenti non solo per le continue aggressioni nei confronti del personale ma anche e
soprattutto per la gestione dei più facinorosi; ormai questi soggetti, con arroganza, prepotenza e mafiosità,
hanno messo all’angolo la Polizia Penitenziaria che non ha più gli strumenti per intervenire, usano anche
altri detenuti (soprattutto extracomunitari), i più deboli i più bisognosi, per creare disordini, rivolte,
aggressioni nelle carceri per i loro scopi, per coprire i loro traffici e per fare “impazzire” il poco personale
che presta servizio in Istituto; per quello a cui stiamo assistendo, questa Confederazione ritiene che dietro
a tutto questo ci sia una costante comunicazione tra detenuti che attraverso i telefoni in loro possesso si
organizzano.
Ed è per questo che la scrivente Confederazione, nell’interesse dell’incolumità fisica e psichica dei
Poliziotti Penitenziari, chiede all’amministrazione un applicazione più coraggiosa degli artt. 14 e 41 bis
O.P., e alla POLITICA il potenziamento e la regolamentazione, per legge dell’art. 32 del regolamento di
esecuzione dell’ordinamento penitenziario la cui disciplina oggi non dice niente.
Deve essere riscritto l’art. 32 “nero su bianco” cosa sono le cautele del caso previste da tale articolo,
devono essere sancite per legge le regole di ingaggio che il Poliziotto Penitenziario può adottare senza
incorrere in denunce penali per il reato di tortura.
Devono essere istituite in ogni Regione interi Istituti ove applicare tale articolo Riordinato; in questi istituti
vi presterà servizio personale nel numero adeguato ma soprattutto addestrato ed equipaggiato per
fronteggiare e gestire coloro i quali si sono macchiati di fatti gravi e che del trattamento se ne infischiano;
in questi Istituti ci sarà un’applicazione rigorosa dell’Ordinamento Penitenziario e verranno ridotte al
minimo alcune concessioni (come potrebbe essere il sopravvitto e l’uso di abiti civili per evitare accumuli
di generi e indumenti che impediscono le operazioni di perquisizioni); tutte le attività (scuola, corsi ecc.
ecc.) saranno regolamentati tanto da garantire ordine e sicurezza.
Siamo certi che tutto questo gioverebbe ai circuiti ordinari: i quali non avrebbero più la gestione dei più
facinorosi; godrebbero della forza deterrente di un riordinato art. 32; non soccomberebbero alle
prepotenze, alle aggressioni e agli abusi dei più facinorosi.
Gli addetti ai lavori sanno benissimo che spostare un detenuto da un Istituto ad un altro equivale a spostare
il problema anche se fuori Regione; ed ancora il Dipartimento nell’emanare tale ultima circolare sui
trasferimenti extra Regione ha fatto i conti con i ricorsi al Magistrato di Sorveglianza per violazione della
norma che prevede che la detenzione deve essere eseguita vicino il luogo di residenza?
Occorre prendere atto che l’equazione “trattamento uguale sicurezza” è miseramente fallita, l’evasione di
massa del 2020 dal carcere di Foggia ne è stato l’emblema, da lì 70 detenuti hanno deciso di evadere e lo
hanno fatto nel modo più semplice possibile e niente poteva arrestarne la marcia (pensiamo
all’abrogazione della legge speciale sull’uso legittimo delle armi in caso di evasione); anni di questo
orientamento dottrinale ci hanno fatto perdere quelle norme premiali e di sicurezza che hanno governato
brillantemente le carcere per decenni.

Questa Confederazione vuole porre l’attenzione su quanto sta accadendo negli Istituti Penitenziari, dove
sta venendo meno la sicurezza per una deriva anarchica che renderà gli Istituti ingestibili ed ingovernabili;
interveniamo subito, invertiamo questa rotta prima che sia troppo tardi; un riordinato art. 32 è la strada
maestra, questo è ciò che chiede il personale che si è ridotto “a spegnere incendi senza l’acqua” e con la
paura che ogni gesto ogni intervento può essere oggetto di sanzione disciplinare e/o procedimento penale.

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