Con riferimento al recente dispositivo emanato dall’Ufficio III – Sez. V – di codesto Dipartimento, nel quale è diramata una “pseudo” ricognizione di disponibilità a prestare servizio presso la struttura minorile di Milano “C. Beccaria”, pseudo poiché soggiace a toni ben diversi da una richiesta di disponibilità al personale per divenire perentori qualora nessuno rispondesse positivamente all’invito, si ritiene opportuno chiedere delucidazioni sui motivi per i quali si assiste ad una netta discrasia comunicativa se presi in considerazione i contenuti dell’atto sopra citato e la nota a firma del Dott. Parisi datata 29.04.2024.
Entrambi gli obiettivi pongono come finalità la possibilità di determinare un contingente adeguato a supporto degli sparuti colleghi in servizio presso l’Istituto di Milano a seguito di tristi fatti di cronaca; la diversità palese si ravvisa nei toni e nelle intenzioni dei firmatari dei dispositivi, che pur intravedendo un sacrificio da richiedere al personale , l’uno COMANDA l’altro estende il più possibile l’invito alla platea dei probabili aspiranti senza mai PRETENDERE che si debba autoritariamente individuare un destinatario sacrificale.
Nel contesto temporale e culturale (in termini realisticamente denigratori) nei quali, purtroppo, colleghe e colleghi stanno prestando già con enormi sacrifici il loro servizio, affrontando e superando quotidianamente ostacoli legati a emergenziale carenza di personale che appare democraticamente colpire tutto il territorio nazionale, richiedere , anzi, IMPORRE D’UFFICIO di partire anche a migliaia di KM
per andare a svolgere servizio in un istituto che, per la naturale connotazione istituzionale, si rivolge a compiti istituzionali peculiari riconosciuti da apposita specializzazione, minorile appunto, appare paradossale che si leggano determinati diktat e si debba intervenire per chiedere una “rivisitazione” dell’eventuale agìto padroneggiante.
Ci si renda conto che si parla di DONNE e UOMINI prima di tutto, con famiglie e propri interessi, per i quali il rispetto non può essere riconosciuto con mero rimborso di missioni (magari poi senza anticipi e con tempi di liquidazione epocali). Tutto può dirsi tranne che tale atto sia economicamente favorevole all’Amministrazione: non lo è in termini umani!