Pervengono a questa Confederazione numerose segnalazioni relative a difficoltà nelle procedure di accesso e riconoscimento/accettazione di copertura economica relativa a prestazioni sanitarie che
dovrebbero essere garantite da quanto previsto dalla polizza sanitaria che il ministero della Giustizia e, in recepimento, l’Amministrazione Penitenziaria ha sottoscritto per gli appartenenti ESCLUSIVAMENTE al Corpo di Polizia Penitenziaria con la CASPIE.
Con riferimento alla lettera circolare in oggetto menzionata si ravvisano non poche perplessità che involgono non solo la funzionalità ed efficacia di una polizza a dir poco imbarazzante ma anche la decisione di distogliere disponibilità economiche ad un Ente che ALTRO E MOLTO ALTRO dovrebbe e potrebbe produrre in termini di assistenza e benessere del personale.
Sfugge forse ai vertici istituzionali che la CASPIE , se pur condivisa con altre Forze di polizia e Forze Armate, a queste ultime funge da corollario a prestazioni sanitarie che internamente e per protocolli interni sono messi a disposizione del proprio personale grazie a laboratori e centri medici di competenza diretta dei Ministeri di appartenenza.

La polizia penitenziaria non ha questa “fortuna” e dovendo invece contare su strutture pubbliche o private, per un effettivo sostegno soprattutto nelle spese mediche affrontate e da affrontare in centri medici privati, necessita di una copertura assicurativa ben più poderosa e maggiormente accreditata a livello nazionale.
Non sfugga neanche che spesso la CASPIE ha negato prestazioni mediche nonostante rientranti in protocolli sanitari promossi dal Ministero della Salute in materia di prevenzione e cura (es. pacchetto prevenzione donna per fasce di età per la prevenzione a tumori femminili o esami diagnostici di controllo oncologico post tumorali).
Ci si rende conto che, forse, proprio la percezione di un sistema assicurativo non adeguato abbia indotto l’Amministrazione ad intervenire a compensazione di quanto avvenuto riferito alla voce franchigia, ma restano escluse tutte le occasioni o, meglio, le opportunità non accolte di cura ed esami che la CASPIE ha già negato e per le quali il personale ha dovuto personalmente far fronte.
La domanda è: perché non lasciare fondi all’EAP che (speriamo) potrebbe occuparsi di soggiorni figli dipendenti ancorati al tempo pandemico e non riattivati, assistere famiglie in difficoltà, istituire centri sortivi o incentivare lo sport con borse di studio per i ragazzi studenti/atleti…
E CONSIDERARE DI STRACCIARE IL PROTOCOLLO ASSICURATIVO CON CASPIE E SOTTOSCRIVERE POLIZZE ALLA STREGUA DI QUANTO GIA’ SPERIMENTATO (RBM –solo per comparto Ministeri?) proponendo anche una partecipazione economica dei dipendenti, ma che assicuri loro dei reali vantaggi assicurativi?
Basta correre sempre ai ripari! In fondo basta informarsi…